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Uno dei siti archeologici più suggestivi del Cilento interno è, certamente, quello ubicato sulla Civitella, protetto dal fresco ombroso di un fitto e rigoglioso castagneto.
La collina della Civitella (818 m. s.l.m.) occupa una posizione strategica di controllo di tutta la viabilità naturale tra le zone interne montuose e lo sbocco al mare. Alle pendici del colle, sul versante meridionale, si apre il valico verso Cannalonga che conduce agli Alburni e da qui al Vallo di Diano; l'altro versante domina il corso del Badolato e quindi la viabilità verso Velia.
La posizione dominante, la presenza dei corsi d'acqua e delle sorgenti, le terrazze pianeggianti hanno favorito l'impianto di un insediamento articolato e complesso che, certamente, dal controllo delle direttrici di traffico, ha ricavato ricchezza e potenza. La frequentazione del colle è documentata dalla fine del VI sec. a.C., da alcuni frammenti ceramici raccolti in superficie, ma è a partire dalla metà circa del IV sec. a.C. che inizia la costruzione di una possente cinta fortificata, articolata in due circuiti che racchiude il colle su tre lati; il lato a Nord è difeso naturalmente dallo strapiombo della roccia.
La costruzione della cinta ha richiesto tempi lunghi e maestranze specializzate; i blocchi di arenaria locale sono perfettamente tagliati e squadrati e messi in opera a filari paralleli, conservati, in alcuni tratti per un'altezza di 5/6 filari.
Delle diverse porte che consentivano l'accesso all'abitato, una in particolare sul lato meridionale, si è conservata meglio.
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La porta presenta un complesso sistema di difesa ed è costituita da un lungo e stretto corridoio che accede ad un vano rettangolare che, a sua volta, si restringe nel vero e proprio ingresso chiuso dalla porta di legno di cui rimangono i cardini tagliati nella pietra e la traccia del battente.
La porta era coperta da un arco costruito con i blocchi squadrati tagliati, su un lato, in curva, secondo una tecnica costruttiva largamente nota in numerosi altri siti dell'Italia Meridionale.
Sul pianoro centrale del colle è stato esplorato, in piccolissima parte, l'agglomerato di case, di cui si conosce ancora poco la planimetria e l'organizzazione dei vani. Anche la scoperta di uno spiazzo scoperto, basolato, non ha trovato ancora una valida spiegazione e solo un'esplorazione più ampia potrà consentire una lettura complessiva dell'abitato.
A breve distanza è stata individuata un'altra struttura, più complessa che, la presenza di un deposito votivo, connota come un edificio di tipo cultuale.
Il centro antico della Civitella, fiorente soprattutto tra IV e III sec. a.C., è abbandonato già alla fine del III sec. a.C. quando, con l'arrivo dei Romani, si assiste alla scomparsa improvvisa degli insediamenti ed allo spopolamento delle campagne.
Aperto ancora è il dibattito se queste fortificazioni sparse nell'entro-terra di Velia siano una forma di difesa del territorio organizzato della città greca o piuttosto rispondano, come sembrano suggerire i dati della ricerca più recente, a quella forma di occupazione capillare del territorio da parte dei Lucani, a partire dalla fine del V sec. a.C. quando conquistano Poseidonia.
D'altro canto anche ad Elea, considerata un "baluardo della grecità" , non mancano, soprattutto nella cultura materiale, segni evidenti di una promiscuità con i Lucani che occupano, come si è visto, con fattorie sparse, tutto il territorio lungo la valle del Badolato. |