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di Discipline Storiche "Ettore Lepore" Questa pagina non è più aggiornata. Il navigatore è invitato a visitare il nuovo sito: www.storia.unina.it |
Prof. Francesco
Aceto
tel. 0812536328
fax: 0812536493
e-mail: aceto@unina.it
Nato a SS. Cosma e Damiano il 6/6/1949, ha compiuto i suoi studi presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università di Napoli "Federico II", dove, dopo il conseguimento della laurea (anno acc. 1971-72), ha svolto le funzioni di "Laureato addetto alle esercitazioni pratiche degli studenti" (1972/73), di "Contrattista quadriennale" (1976-1981) e di "Ricercatore confermato" (1981-1989). Vincitore di un concorso nazionale di II fascia, dall'anno accademico 1889/90 fino all'anno accademico 1993/94 ha ricoperto l'insegnamento di Storia dell'arte medioevale e moderna presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università della Basilicata. Dall'anno accademico 1994/95 è titolare dell'insegnamento di Storia dell'arte medioevale presso la Facoltà di Lettere e filosofia dell'Università "Federico II". Nella stessa Facoltà insegna Storia dell'arte medioevale presso la Scuola di specializzazione in Storia dell'arte medioevale e moderna. E' redattore delle riviste "Dialoghi di Storia dell'Arte" (Napoli, Paparo ed.) e "Prospettiva" (Centro DI, Firenze).In campo scientifico il prof. Aceto ha indirizzato i suoi interessi prevalentemente allo studio dell'arte tardoantica e medioevale del Mezzogiorno, fondando le sue ricerche sull'applicazione di una metodologia attenta, da un lato, a coniugare il momento della riflessione sul dato formale e stilistico con la verifica rigorosa dei documenti di archivio e delle fonti storiche e letterarie (ed. dell' "Aggiunta alla Napoli Sacra" di Carlo De Lellis, 1977; commentario del I libro della "Nola Sacra illustrata" di G. Guadagni, 1991), dall'altro a mettere a fuoco i nessi con la più generale dinamica socio-culturale. In tale ottica particolarmente fruttuosa si è rivelata l'indagine nel settore della scultura altomedioevale e romanica, al quale il prof. Aceto ha dedicato numerosi interventi, apparsi su riviste (Napoli Nobilissima; Koinonia) e in opere collettanee, procurando anche di arricchire il quadro delle conoscenze con una ricognizione a largo raggio delle testimonianze superstiti - molte delle quali rese note per la prima volta -, che gli ha consentito di ricostruire, con maggiore aderenza al reale svolgimento dei fatti, modalità, tempi e circostanze dei mutamenti indotti sullo svolgimento delle arti figurative dell'Italia meridionale dagli apporti culturali dei paesi del bacino mediterraneo (soprattutto Bisanzio e l'Islam) e dell'Occidente romanzo.
Di questi temi e di altre importanti questioni, dall'inizio del nostro secolo al centro dell'attenzione di studiosi italiani e stranieri sempre più scaltriti, il prof. Aceto ha fornito di recente un quadro d'insieme nel vol. XI della "Storia del Mezzogiorno", diretta da G. Galasso e da R. Romeo, finalizzato a restituire sia la dinamica degli eventi che le loro implicazioni di ordine generale. Senza rinunciare a prendere posizione su fatti specifici, ma di rilevante interesse storiografico, nel disegnare la trama delle vicende figurative del Mezzogiorno continentale il prof. Aceto si è provato soprattutto a sgombrare il campo dai troppi steccati, di natura specialistica o astrattamente topografici, innalzati dalla critica più recente, con il precipuo obbiettivo di recuperare l'articolata ricchezza di proposte artistiche che caratterizza l'Italia meridionale, ma anche la stretta integrazione tra le sue singole realtà culturali e tra i diversi ambiti di produzione.
Un altro filone indagato dal prof. Aceto è quello della scultura e della pittura svevo-federiciana, cui ha dedicato diversi saggi e comunicazioni in Convegni internazionali, il più significativo dei quali apparso nel 1990 nel "Bollettino d'Arte" (pp.15-96). In tale intervento, sulla scorta di una attentissima ricostruzione filologica degli spostamenti di cantieri e artisti nel Mezzogiorno, egli ha potuto sovvertire consolidate gerarchie regionali, fissate a suo tempo dall'ottimo Bertaux e mai più messe in discussione, indicando anche un'inedita via di formazione del movimento artistico federiciano e una più convincente scansione interna delle sue fasi, in rapporto allo svolgimento della scultura gotica transalpina.
Con altrettanta continuità d'impegno il prof. Aceto si è dedicato allo studio delle arti figurative del Mezzogiorno in età angioina, focalizzando la sua attenzione soprattutto sulla figura del senese Tino di Camaino (Prospettiva 1989; Dialoghi di Storia dell'arte 1995), uno dei maggiori scultori del Trecento, del quale ha ampliato il catalogo di opere del periodo napoletano, individuando nello stesso tempo indizi, sul piano figurativo, di interferenze con Giotto, suscettibili di riverberarsi anche su taluni aspetti della sua attività toscana. Le ricerche sul trecento meridionale, supportate da un'attenta verifica del materiale di archivio, gli hanno fruttato, nello stesso tempo, l'acquisizione di inediti documenti riguardanti i massimi pittori italiani al servizio degli Angioini di Napoli (Prospettiva, 1992). Grazie ad essi gli è stato possibile, tra l'altro, chiudere definitivamente una annosa e dibattuta questione, relativa ai rapporti intercorsi tra il pittore senese Simone Martini e Roberto d'Angiò al tempo dell'esecuzione della celebre ancona di "San Ludovico da Tolosa" ora nel Museo di Capodimonte, e rettificare entità e tempi dell'attività napoletana di Giotto e di alcuni dei suoi seguaci,
In parallelo a questi studi, il prof. Aceto partecipa da anni ad una ricerca pilota di "storia locale", di taglio interdisciplinare, sull'Abruzzo (Documenti dell'Abruzzo Teramano), coordinata per il settore storico- artistico dal prof. Ferdinando Bologna, ricerca che si è concretizzata finora nella pubblicazione di 10 tomi. All'interno del progetto il prof. Aceto si è occupato, in particolare, delle arti figurative e dell'architettura medioevali, con importanti contributi su artisti e fenomeni, che, malgrado il loro profondo radicamento in loco, hanno rivelato i segni di un'insospettata circolazione culturale, in qualche caso addirittura di passo europeo.