Il Risorgimento invisibile

Profili biografici


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COGNOME

NOME

NASCITA

MORTE

LUOGO DI NASCITA

Guacci in Nobile

Maria Giuseppina

1807

1848

Napoli



poetessa, educatrice, patriota

 

SCRITTI

Rime, Napoli 1832
Rime, Napoli 1839
Rime, Napoli 1847
Storia del colera a Napoli e di alcuni costumi napoletani del 1837 (inedito)
Alfabeto, Libretto per l’insegnamento del leggere e dello scrivere, Napoli 1841
Prime Letture, Napoli 1842

 

BIOGRAFIA

Giuseppina Guacci Nobile nacque a Napoli il 20 giugno 1807 da Giovanni, tipografo, e da Saveria Tagliaferri. La famiglia viveva modestamente in una traversa di via Toledo, dove si svolgeva la vita della Napoli piccolo borghese e artigiana. Di ingegno assai vivace, ebbe inizialmente un’educazione casalinga e studiò da autodidatta. Iniziò prestissimo a improvvisare versi e questa sua capacità, unita al suo gusto letterario la resero ben presto nota e gradita alla società intellettuale napoletana.

Una svolta importante nella sua vita è costituita dalla partecipazione alla scuola fondata da Basilio Puoti, in cui il letterato insegnava la lingua e la letteratura italiana, oltre ai classici greci e latini. Il maestro apprezzò ben presto la giovane allieva per la sua vivace intelligenza e per la sua disposizione verso gli studi letterari, e, esortandola ad abbandonare la poesia estemporanea, la guidò verso studi più profondi, da cui nacquero nel 1832 le Rime.

Nei suoi componimenti Giuseppina affrontava spesso tematiche patriottiche; invocava l’unità della patria ed esaltava le glorie del Risorgimento, non curandosi del controllo della polizia. La raccolta di liriche fu dedicata alla Duchessa di San Teodoro, dama della Real Corte, sensibile alle belle arti come ai temi patriottici. Introducendo l’edizione del 1847 delle sue Rime Giuseppina scrive che "le rime erano tutte intese allo scopo di celebrare la virtù e di riscaldare nei petti degli Italiani e delle Italiane quel nobili sensi che più generosa, più nobile e più lieta rendono la vita e che soli potranno durevolmente mutare in meglio le sorti della Patria comune" (Guacci Nobile 1847).

La scuola del Puoti mise Giuseppina in contatto con molti protagonisti del Risorgimento nazionale: Antonio Ranieri e Giacomo Leopardi, Bruto Fabbricatore e Luigi Fornaciari, i fratelli Poerio, Paolo Imbriani, Luigi Settembrini e Francesco De Sanctis. Luigi Settembrini scrive, a proposito della scuola del Puoti: "Per un popolo che ha perduto Patria e libertà e va disperso per il mondo, la lingua tien conto di Patria e di tutto quanto gli ritorna al pensiero e al sentimento della sua passata grandezza." (Settembrini). Così lo stesso Puoti spiegava l’intento del suo insegnamento: "Se io vi dico di scrivere la vera lingua d’Italia, voglio avvezzarvi a sentire italianamente e ad aver cura della vostra Patria" (Settembrini). Le relazioni intrecciate presso il Puoti introdussero la Guacci nei salotti del liberalismo napoletano, in cui si cospirava per l’indipendenza e per l’unità d’Italia. Il salotto che Giuseppina frequentava con maggiore assiduità era quello di Francesco Ricciardi, dove si riunivano musicisti come Rossini, Donizetti, Bellini, letterati come Alessandro Dumas, e le giovani poetesse sebezie, tra cui Irene Ricciardi, intima amica di Giuseppina.

Nel salotto di Carlo Troya conobbe il giovane astronomo Antonio Nobile. "Antonio Nobile neoguelfo, e Giuseppina Guacci, dantista e mazziniana, si incontrarono si conobbero, e forse in quegli incontri o scontri, nacque quel sentimento che li portò nel 1835 al matrimonio" (Balzerano). Anche il salotto di casa Ferrigni era frequentato dalla poetessa, insieme al suo gruppo di amiche, tra cui Irene Ricciardi, Elisa Liberatore, Laura Beatrice Oliva Mancini e Paolina Ranieri. La stessa Giuseppina volle avere un salotto letterario e politico, nella sua abitazione in via Toledo. "Se quel salotto non poteva competere con gli altri per ricchezza e per fasto, certamente li superava per la qualità dei frequentatori, per il fervore che vi regnava, per gli argomenti che vi si trattavano" (Balzerano). Alle riunioni che si tenevano il sabato, ed erano pertanto definite sabatine, partecipavano molte donne dell’aristocrazia colta, come Isabella Coppola di Canzano, che sostenne sempre le iniziative di Giuseppina, e letterati tra cui Puoti, Ranieri, Giacomo Leopardi e Giuseppe Giusti. Le sabatine furono interrotte quando la Guacci sposò Antonio Nobile nel 1835, lasciò la casa paterna di via Toledo e andò a vivere con il marito presso l’Osservatorio astronomico di Capodimonte.

Quando a Napoli divampò l’epidemia di colera, si dedicò personalmente alla cura dei malati, visitando i quartieri della città più degradati dove l’igiene era più scarsa. Raccolse poi le impressioni che aveva annotato nelle sue visite in un saggio dal titolo Storia del colera a Napoli e di alcuni costumi napoletani del 1837, interessante soprattutto per la descrizione dei costumi napoletani nel lungo periodo dell’epidemia.

Le cure domestiche e l’educazione dei figli Arminio ed Emilia non la distolsero dagli studi e dall’impegno patriottico. La poetessa continuò a scrivere delicati versi seguendo l’insegnamento del Puoti e nel 1839 pubblicò una seconda edizione delle Rime. Nello stesso anno fu accolta come socia onoraria nell’Accademia di Scienze Lettere e Arti degli Zelanti di Acireale e successivamente fu nominata socia corrispondente dell’Accademia di Valle Tiberina Toscana.

Si dedicò anche all’alfabetizzazione e all’educazione dei fanciulli, attraverso gli scritti L’Alfabeto e Le seconde letture, guide per l’insegnamento dei fanciulli dai 9 ai 12 anni, e partecipando, come "segretaria", alla fondazione della Società degli asili infantili, presieduta dalla duchessa di Campochiaro. Grazie al sostegno delle amiche più facoltose, riuscì a istituire asili nei quartieri più poveri della città e ad ottenere che nel 1843 il Consiglio provinciale di Napoli riconoscesse la necessità di "fondare nella Capitale asili infantili a cura e a spesa pubblica per provvedere all’educazione morale e intellettuale delle infime classi del popolo" (Balzerano). Successivamente organizzò anche una scuola per le madri, essendo convinta che "quando la maggior parte delle madri sarà sufficiente all’educazione dei figli, la società cambierà aspetto" (ivi).

L’incalzare degli eventi politici, con i moti insurrezionali in Calabria, spinse Giuseppina ad intensificare la sua attività politica e la casa di Capodimonte divenne sede di incontri liberali, attirando i sospetti della polizia borbonica. Le condizioni economiche della famiglia erano diventate particolarmente difficili: Antonio Nobile aveva, infatti, perso l’incarico di insegnante di geometria tenuto fin dal 1819 presso il collegio medico–cerusico, probabilmente per l’attività politica della moglie. Giuseppina cercava di ottenere maggiori guadagni dalle sue ultime pubblicazioni, e collaborava con alcune delle riviste più famose dell’epoca, come l’Omnibus pittoresco e l’Iride. Benché la sua poesia fosse prevalentemente neoclassica, Giuseppina si sottrasse al fascino della narrativa romantica, affrontando in alcuni scritti il tema dell’esilio, cui erano stati costretti molti dei suoi amici. Nel 1847 raccolse le sue Rime in due volumi editi dalla stamperia dell’Iride, con una presentazione di Basilio Puoti che così terminava: "la poesia non è una vana arte di diletto….le leggiadre e nobili rime non che da dotti uomini ma altresì da valorose donne saranno accolte" e l’Italia uscirà "dalla viltà e dall’obbrobrio in cui giace" (Guacci Nobile 1847). Nel febbraio del 1848 era giunta a Napoli la principessa Cristina Trivulzio di Belgioioso, che in Francia e in Austria aveva già tentato di raccogliere volontari da inviare in Lombardia. Giuseppina, benché sofferente e stanca, lasciò per qualche giorno l’abitazione di Capodimonte e si stabilì nella casa materna di via Toledo per istituire il comitato Pro Crociati napoletani per raccogliere fondi, sostenuta nell’iniziativa dalla principessa Colonna di Stigliano, dalla duchessa di Lavello e soprattutto dall’amica Laura Beatrice Oliva Mancini. La partenza da Napoli della Belgiojoso con oltre duecento volontari rese più intensa l’azione repressiva della polizia; la Guacci temeva soprattutto per il marito, che quotidianamente si recava a Napoli dall’amico Carlo Troya per conoscere le vicende politiche. Le tumultuose vicende successive, la sanguinosa repressione, la morte di cari amici come Alessandro Poerio (compagno di studi, che le aveva dedicato una lirica in cui la definiva "quasi virago accinta in armi"), furono seguite da Giuseppina con molta apprensione nella sua dimora di Capodimonte. La lunga malattia, che non le consentiva più di uscire, aggravata dalle dolorose perdite e dalla sconfitta politica, la condusse alla morte il 25 novembre 1848.

Laura Beatrice Oliva Mancini, amica di sempre della Guacci e membro, come lei, dell’Accademia Pontaniana, compose in suo onore un inno ricco di sentimenti patriottici, che lesse di fronte ad una gremita assemblea. Il Fabbricatore compose un commovente elogio funebre: "Maria Giuseppina Guacci, donna di alti sensi e di virtù domestica e cittadina chiuse ieri gli occhi alla luce di questo mondo e noi lasciò nella costernazione e nel pianto….le sciagure della patria la condussero alla tomba….l’Italica dignità splendeva in ogni suo atto e l’amore che portava a questa sventuratissima Italia alimentava il suo spirito. E ben di lei si poteva dire che viveva nella patria, niente altro sperando ogni suo detto, niente altro non esprimendo le gentilissime sue rime" (Balzerano). Napoli le intitolò una strada nei pressi di corso Umberto, e una scuola elementare nella sezione Mercato, a cui un nipote della poetessa donò un suo ritratto. I parenti di Giuseppina continuarono la sua opera: il fratello Carlo pubblicò nel 1862 una nuova edizione dell’Alfabeto, mentre il figlio Arminio, nel 1888 curò una quarta edizione delle Rime. E’ stata soprattutto Emilia Nobile, figlia di Arminio, docente di filosofia morale all’Università degli Studi di Napoli e direttrice della sezione Lucchesi Palli della Biblioteca Nazionale di Napoli, a custodire i ricordi e le opere edite ed inedite della nonna paterna e a curare una mostra, tenutasi nel 1948, nel centenario della rivoluzione napoletana, fornendo cimeli, scritti, lettere di Giuseppina. Nel Quaderno edito dalla Biblioteca Nazionale di Napoli in occasione della mostra del 1848, Emilia ricorda anche il nonno Antonio, "esonerato dall’insegnamento universitario per le idee manifestamente liberali professate dalla moglie" e che, per lo stesso motivo, si vide negare la direzione dell’osservatorio astronomico: nel 1861, alla proclamazione del Regno d’Italia, col suo abituale riserbo, abbozzando un mesto sorriso, egli disse solamente "Oh se ci fosse Giuseppina" (Balzerano).

 

BIBLIOGRAFIA

F. Orestano, Eroine ispiratrici e donne d’eccezione, Milano 1940

E. Comba,- L. Steiner, Donne illustri italiane, Torino 1934

F, Guardione, in Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano 1933

Palumbo, I salotti del Risorgimento e l’emigrazione napoletana, in "Rivista storica salentina", Marzo-Aprile, 1907

L. Settembrini, Ricordanze della mia vita, Napoli 1879

B. Fabbricatore, Breve discorso detto nelle esequie di Giuseppina Guacci Nobile, Napoli 1848

P. Papa, Giuseppina Guacci e il suo carteggio inedito, in "Rivista Contemporanea", 1888.

Mostra bibliografica del 1848 napoletano, "Quaderni della Biblioteca Nazionale di Napoli", serie III, n. 2, 1948.

L.Valenzi, Maria Giuseppina Guacci Nobile tra letteratura e politica, "Archivio storico per le Province Napoletane", vol. CXVII (1999), pp.537-548.

Per una bibliografia più completa su Giuseppina Guacci Nobile si rimanda a: A. Balzerano Giuseppina Guacci Nobile nella vita nell’arte nella storia del Risorgimento, Napoli 1975.

Angela Russo