Il Risorgimento invisibile

Profili biografici


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COGNOME

NOME

NASCITA

MORTE

LUOGO DI NASCITA

Oliva in Mancini 

Laura Beatrice

1821

1869 Napoli

 

scrittrice, educatrice

 

SCRITTI

Ines di Castro Tragedia

Patria e amore. Canti lirici, Le Monnier, Firenze 1874

 

BIOGRAFIA

Laura nacque a Napoli il 17 gennaio 1821, da Domenico Simeone Oliva originario di Tursi, in Basilicata, e da Rosa Giuliani, di origine corsa. Suo padre, abile pittore, latinista e poeta di corte di Murat, volle darle i nomi delle due donne amate da Petrarca e da Dante. Con il ritorno di Ferdinando I, Domenico Oliva fu costretto, con la sua famiglia, all’esilio in Francia. Laura trascorse così la sua infanzia a Parigi, educata dal padre, che le instillò l’amore per la patria e per le lettere.

Tornò a Napoli solo dopo la morte di Ferdinando I. Qui, già a quindici anni, Laura conquistò fama di poetessa, entrando, grazie ai suoi brevi componimenti, a far parte dell’Accademia Filarmonica. Un’altra poetessa, Rosa Taddei, nel 1837 le dedicò una poesia ricca di ammirazione, che fu pubblicata dal giornale Le ore Solitarie, diretto da Pasquale Stanislao Mancini, celebre giurista, uomo di stato e patriota. Fu grazie all’intervento di Rosa Taddei che Pasquale Stanislao e Laura Beatrice si incontrarono e si innamorarono. Nonostante l’ostilità dei facoltosi genitori del Mancini, che negarono il loro consenso alle nozze, i due si sposarono nel 1840. Dalla loro unione nacquero undici figli; una di essi Grazia Pierantoni Mancini seguì le orme materne, dedicandosi alla letteratura e alla poesia.

Nonostante i numerosi impegni familiari, Laura continuò a scrivere versi, che, letti con grande interesse in tutta Italia, richiamarono su di lei l’attenzione del governo borbonico. La poetessa recitava pubblicamente e pubblicava versi sull’indipendenza nazionale e la libertà, esaltando i martiri della patria e appellandosi alle donne italiane perché lottassero per la causa nazionale. In una sua canzone indica i doveri della donna:

…Il ciel ripose

in noi madri, in noi spose,

le sorti liete della patria o il danno…

Se concordi saremo dell’alta impresa

Restano i figli nostri in sua difesa.

Nel 1844 cantò l’eroismo dei fratelli Bandiera; nel 1846 visitò con il marito molte città italiane, tra cui Firenze, dove incontrò molti letterati che la salutarono come la "poetessa del Risorgimento Nazionale", e Genova, dove, nel congresso degli scienziati, inneggiò all’Italia. Nel 1848, in morte di una poetessa patriottica, Giuseppina Guacci Nobile (membro, come Laura, dell’Accademia Pontaniana) la ricordò con una lirica ricca di sentimenti patriottici, che lesse indossando un abito nero ornato di proibiti nastri tricolori, dinanzi ad un’affollata assemblea dove sedeva anche un ministro borbonico. Partecipò con entusiasmo alla rivoluzione napoletana del 1848, dopo la quale fu costretta ad emigrare a Torino col marito per sfuggire alle persecuzioni della polizia. Massimo D’Azeglio, allora presidente del Consiglio dei ministri sabaudo, conferì a Pasquale Stanislao la cattedra di diritto internazionale presso l’Università di Torino.

Laura ebbe un ruolo importante nella fondazione di una scuola per allieve maestre, e continuò a comporre versi patriottici. Per la morte di Gioberti, nel 1851, scrisse una poesia, che così si concludeva: "Ardisci! Il tuo diritto, o Italia, in ciel s’ascolta".

Dedicò dei versi anche ad Adelaide Ristori, che aveva rappresentato la tragedia della Mancini Ines di Castro. Compose un inno per Agesilao Milano, che nel 1857 aveva cercato di uccidere Ferdinando II, pagando il suo gesto con la vita. Nel 1859 Laura, che aveva guardato con grande entusiasmo alla politica di Cavour e alla guerra di Crimea del 1856, volle che uno dei suoi figli fosse il primo ad arruolarsi, mentre lei inviava versi di incitamento a Vittorio Emanuele e a Garibaldi.

Nel 1860, dopo la fuga dei Borboni, tornò a Napoli, dove, per l’ingresso di Vittorio Emanuele II, compose una cantata eseguita al teatro San Carlo alla presenza dello stesso sovrano. L’anno successivo tornò a Torino, dove pubblicò un volume delle sue poesie dal titolo Patria e amore. In questa fase Laura non si limitò a rivestire il ruolo di poetessa nazionale, che veniva chiamata a partecipare alle celebrazioni patriottiche ufficiali, ma espresse con spirito indipendente i propri sentimenti, non sempre in linea con la politica dei Savoia. In occasione dell’insurrezione polacca del 1863 scrisse un inno che conteneva dei versi che denunciavano l’occupazione di Roma da parte della Francia; il ministro degli Affari Esteri voleva che fossero soppressi, ma la poetessa si oppose e l’inno fu letto per intero, tra immensi applausi, nel teatro Carignano. La stampa applaudì al suo coraggio e molte Accademie vollero iscriverla nel loro albo.

Col trasferimento della capitale a Firenze, si spostò con la famiglia in Toscana, continuando a ricevere nella sua abitazione personaggi illustri, come Garibaldi, Mamiani e Guglielmo Pepe.

L’ultimo suo canto politico fu quello che dedicò ad Adelaide Cairoli, che aveva perso nella disfatta garibaldina di Mentana due dei suoi figli. Ammalatasi gravemente, Laura morì in una villa di Fiesole, il 17 luglio 1869, circondata dal marito, dai sei figli sopravvissuti e dagli amici. Così la ricordava l’amico Medoro Savini: "Laura Beatrice visse per l’Italia e morì col nome della sua Italia tra le labbra. La sua vita fu consacrata alla Patria, la sua morte è lutto per la patria". Sulla casa dove nacque, in via della Concordia, ora via Laura Beatrice Oliva, il Municipio di Napoli pose una lapide, la cui iscrizione la definisce Poetessa delle sventure e della libertà d’Italia. Lo stesso Municipio nel 1888, alla morte di Pasquale Stanislao, tumulò le sue spoglie con quelle del marito nel Famedio, tempio dei cittadini insigni di Napoli.

 

BIBLIOGRAFIA

D. Berti, Le donne italiane nel risorgimento, Torino 1892

Centuria di donne illustri italiane, Milano 1890

G. Giovannini Magonio, Italiane benemerite del risorgimento nazionale, Milano 1907

F. Loparco, Laura Beatrice Oliva Mancini Dall’amore contrastato al felice imeneo con Pasquale Stanislao Mancini in "Rivista d’Italia", 9, XVI (1913), vol II.

E. Michel, Dizionario del Risorgimento Nazionale, Milano 1933

M. Savini, Laura Beatrice Mancini, Firenze 1869

F. Orestano, Eroine ispiratrici e donne d’eccezione, Milano 1940

R. Barbiera, Italiane gloriose, Milano 1923

                                                                                                                Angela Russo