|
Eracle rappresentava un'incognita per i Greci anche sulle modalità di adorazione della sua figura leggendaria, al punto che dall'antichità ci vengono attestati al figlio di Alcmena sia sacrifici divini che eroici . Come eroe ad Eracle si sacrificava secondo il rito ctonio (enagismos): si sceglieva di solito una pecora o una capra di colore nero, che veniva sgozzata col capo reclinato verso il basso, affinché il sangue potesse defluire nel bothros o fossa sacra e giungere a nutrire le potenze ctonie. Le carni degli animali sacrificati venivano bruciate interamente e tale rito veniva solitamente compiuto di sera. |
Ad Eracle come dio - e solo in attica sono attestati ben 24 luoghi differenti di culto divino per l'eroe tebano - si sacrificava secondo il rituale olimpico (thusìa), solitamente al mattino: la vittima veniva immolata su un bomos o altare sopraelevato, con il capo rivolto verso l'alto. Erano bruciate soltanto le viscere delle vittime sacrificali, mentre le carni venivano consumate da coloro che prendevano parte al sacrificio.
La duplice natura eroica e divina di Eracle ha indotto i moderni a pensare che anche sul piano del culto il figlio di Zeus sia stato oggetto di un'evoluzione nel corso della storia della religione greca, durante la quale si sarebbe tramutato da una natura all'altra. Avrebbe, cioè, avuto una sorte analoga a quella di Elena, che era in origine una divinità e in un secondo momento è 'decaduta' alle sole fattezze eroiche, o sarebbe stato un eroe, la cui enorme fama lo avrebbe reso dio presso i popoli delle Grecia. L'ambiguità di questo status era però già sentita nell'antichità, quando Pindaro parlando della sua figura mitica preferita, definisce Eracle ¼rwj qoj.
Se ritorniamo agli studi di Burkert sull'origine orientale di Eracle è possibile individuare la derivazione della figura divina di Eracle dalla sua stessa funzione. L'elemento che caratterizza le tracce comuni dell'Eracle greco e i suoi corrispettivi orientali - che sono poi i tratti più antichi della figura dell'eroe, anche secondo l'opposta tesi del Nilsson - è il continuo riferimento alla lotta contro animali, sui quali l'eroe decreta la propria superiorità. Il Burkert ha individuato in questa funzione dell'eroe quella del cosiddetto 'Signore degli animali', una sorta di divinità di tipo naturale che ha la capacità di dominare il mondo degli animali, ridurli in proprio potere con un'azione benefica per la razza degli uomini. Secondo questa teoria è possibile ricondurre tutti gli eroi mostruosi o antropomorfi che Eracle ha affrontato durante lo svolgimento delle sue fatiche a simboli di animali, o, meglio, di potenze naturali sulle quali ha ottenuto la vittoria degli uomini . Il Parisi Presicce ha ravvisato tra gli animali più stretti legami con il leone, il più famoso dei quali è quello di Nemea, della cui la pelle l'eroe si vestiva. Il leone nell'antichità aveva una valenza sacrale ed era al contempo il simbolo della regalità : molti sovrani vestivano pelli di leoni e gli stessi eroi omerici se ne fregiano in più circostanze.
In tale ottica è possibile inquadrare il ruolo di Eracle anche in relazione con un fenomeno ampiamente diffuso tra popolazioni varie: lo sciamanesimo. Questa pratica di estasi e trasmigrazione dell'anima da parte dello sciamano era adoperata presso le popolazioni orientali - ma anche ai nostri giorni presso gli Esquimesi della Groenlandia - per favorire e propiziare la caccia o la pesca. Lo sciamano, viaggiando con la forza del pensiero, esce dal suo corpo e giunge in una dimensione 'altra' dove placa le divinità che sono preposte al controllo della fauna terrestre o marina, che per qualche motivo sono adirate con gli uomini a causa delle loro mancanze. Tali divinità sono raffigurate coperte di lordure per la cattiveria degli uomini: allo sciamano spetta il compito di ripulirle e liberarle dalle impurità. Se guardiamo alla tradizione delle fatiche di Eracle, troviamo un'impressionante traccia di un'opera di ripulitura che l'eroe compie: le stalle di Augia in Elide. Per realizzare questa impresa si vede costretto a deviare il corso di un fiume:come già in altre circostanze (l'Idra di Lerna, la lotta con l'Acheloo, la lotta con Nesso presso il fiume etc.), l'eroe si muove disinvoltamente tra le potenze dell'acqua, caratteristica comune anche agli sciamani. Un altro dato a favore di questa associazione tra lo sciamano ed Eracle che ripulisce le stalle di Augia è dato, secondo il Burkert, dalla connessione con l'elemento solare: sostiene che lo sciamanesimo è in stretta relazione col culto delle divinità solari. La figura di Augia deriva il suo nome da augè, splendore del sole. Egli è detto signore dell'Elide, ma molto verosimilmente il termine deriva dalla confusione tra ¡l eioij, 'figlio di Helios', e #aleoj, cioè 'Eleo'. Tale confusione non era difficile, poiché il dialetto ionico non aveva né digamma né spirito aspro .
Se risulta convincente a funzione
sciamanica di Eracle è chiaro che l'ipotesi dell'eroe quale Signore degli
animali cede di fronte a quella di Alexixkakos e di benefattore dell'umanità,
perché egli consapevolmente affronta le sue imprese per il benessere
degli uomini ed è strumento della benevolenza del padre Zeus verso i
mortali.
Il Levy , ancora, parla di Eracle come una
divinità di tipo naturale legata al ciclo della nascita, crescita e decadimento
, le cui origini dovevano esser preistoriche. Ravvisa in lui quello che Plutarco
definisce 'il dio dell'età di Kronos', a cui Pausania lega tre santuari:
uno a Megalopolis, nel temenos della Grande Dea; uno a Tespie, dove si narrava
delle sue nozze con le cinquanta figlie di Testio, simbolo mitico della pratica
della erÕj g£moj;
uno a Mikalessos, località connessa con la migrazione antica dall'Asia
sud-occidentale a Creta e nelle isole dell'Egeo. Tale divinità era strettamente
connessa con il ciclo annuale di fertilità. Il
Levy individua in epoca storica la continuità di questo culto con
il racconto delle nozze di Eracle con Deianira, profetizzatogli nell'Ade .
Un'ultima interessante connessione con credenze religiose mediterranee antico, dovuta al Carter Philips, concerne il legame tra le vicende della nascita mitica di Eracle e l'Egitto : lo stratagemma cui ricorre Zeus per giacere con Alcmena, dopo aver assunto le fattezze dello sposo legittimo Anfitrione - che ha avuto poi tanto successo nella commedia - è un elemento fondamentale nell'ascendenza divina dei faraoni egiziani. Si immaginava, difatti, che il dio si servisse delle fattezze esterne del faraone per giacere con la regina e fecondarla, affinché anche l'erede al trono fosse di diretta discendenza celeste. Di tale relazione nella cultura greca è rimasto l'eco solo nella pratica dello erÕj g£moj.
Senza dubbio è difficile
riuscire a conciliare i diversi aspetti della personalità di Eracle che
ci offre la tradizione mitologica greca: di fronte alla difficoltà di
sovrapporre la figura eroica e quella divina c'è stato anche chi ha creduto
che in un primo momento esistessero due figure distinte, solo successivamente
identificate: l'eroe locale tebano o tirinzio o dattilo dell'Ida e la figura
eroica di Eracle, figlio di Zeus con funzioni pari o simili ad altri dei. Se
è inevitabile che le vicende di un eroe famoso e noto in tutto il mondo
antico subissero un processo di modificazione e di accumulazione come sostiene
il Kirk , tuttavia non abbiamo motivo di
duplicare la sua persona per conciliare funzioni e ruoli che, pur nella loro
distanza, agli antichi sembravano di facile associazione.