L'APOTEOSI DELL'EROE

Non siamo in grado di dire in che epoca Eracle sia stato ammesso tra gli dei olimpici in seguito al rogo che ne consumò i resti mortali sul monte Oeta. Se si assume come terminus post quem l'interpolazione dei versi 602-3 di Od. XI, ci troviamo certamente in epoca post-omerica. Il Nilsson è persuaso che la leggenda dell'apoteosi sia da collocarsi non prima del 700 a.C.; il Carter Philips e lo Shapiro , sulla scorta del Kirk , parlano del VII secolo, in quanto in Il. XVIII 117-9 si accenna alla morte di Eracle come ad un evento naturale. Ma il culto di Eracle come dio non si diffuse uniformemente in tutto il mondo greco, perché in parecchie zone al figlio di Zeus continuarono ad essere tributati solo onori eroici.

Cratere a campana con scena di Apoteosi
proveniente da Villa Giulia
(400c a. C. - Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia)

Anfora a figure nere: raffigura Eracle sull'Olimpo presso Zeus e Atena
(525 a.C.- Londra, British Museum)
Ci vengono, però, in aiuto alcune evidenze archeologiche provenienti dal monte Oeta, luogo del presunto rogo di Eracle, come ci viene raccontato tra l'altro nelle Trachinie di Sofocle. Il Boardman e l'Holt attestano che negli anni venti furono ritrovati sulla cima dell'Oeta resti di antiche cerimonie di incinerazione, risalenti ad un periodo che andava dal geometrico all'epoca romana. Sono stati rinvenuti i resti di piccoli roghi rituali e, tra le loro ceneri, frammenti di statuette raffiguranti Eracle, che presumibilmente venivano lanciate nel fuoco per ricordare l'episodio del rogo che, secondo la leggenda, ne avrebbe causato la morte. Tali cerimonie avvenivano in occasione di agoni che si svolgevano ogni quattro anni, accompagnati da sacrifici di buoi.
Risulta, quindi, evidente che la notizia del rogo doveva essere nota in epoca geometrica, ma non è chiaro in che epoca la leggenda dell'apoteosi è stata associata a quella del rogo. Il Boardman ha analizzato i vasi attici a figure nere che rappresentano la scena della morte di Eracle. Tra il 470 e il 450 compaiono tre scene su vasi che mostrano Eracle sulla pira:
1) Un cratere a campana proveniente da Villa Giulia, in cui Eracle giace sui tronchi e s'intravede Filottete con l'arco donatogli dall'eroe in riconoscenza per aver acceso la pira. Compaiono inoltre delle donne con hydrie.
2) Uno psykter di New York in cui Eracle è ritratto nell'atto di donare l'arco a Filottete; vi sono anche altre figure non meglio identificate.
3) Un frammento di vaso di Leningrado con Eracle inginocchiato sulla pira.

 

Stamnos a figure rosse: introduzione di Eracle sull'Olimpo alla presenza di Zeus, Atena, Era ed Apollo con la lira
(500-450 a.C. - Trieste, museo di storia ed arte)

 

Pelike che raffigura Eracle
presso la pira sul Monte Oeta
(410 c. a. C. - Monaco, Gliptoteca)

In misura delle tre immagini, completamente differenti tra loro, non vi è nessun accenno all'apoteosi dell'eroe.
In altri tre vasi conservati rispettivamente a Monaco, New York e S. Agata dei Goti, risalenti all'epoca tra il 420 e il 380 a. C., la scena del rogo è rappresentata su due registri: il più basso contiene la pira; l'altro raffigura Eracle portato in alto da Atena sul carro.
Si tratta di una chiara scena di apoteosi, che sta ad indicare come in quest'epoca la leggenda si fosse ormai diffusa .
Il culto di Eracle ebbe comunque grande diffusione: basti ricordare i 24 templi in Attica dedicati all'eroe e la vitalità del tempio dell'isola di Taso, senza contare che abbiamo testimonianze etrusche e romane.
Eracle è l'eroe greco che ha vinto la morte: la sua divinità non è il riflesso della fede olimpica, ma è sentito come un premio per le sue azioni . Burkert ha giustamente osservato che il culto di Eracle ha la forza di scardinare la religione greca, come avrebbero fatto in un secondo momento altri tipi di culto, non ultimo quello cristiano
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