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Il Kirk , rifacendosi alle teorie del Farnell e del Nillson, considera Eracle come uno degli eroi più antichi della Grecia, le cui origini mitiche affondano nel sostrato culturale miceneo . Il Nillson è convinto che Omero conoscesse già il ciclo delle dodici fatiche condotte da questo eroe tirinzio per conto di Euristeo . Tali imprese - o almeno le più antiche, ambientate nel nord del Peloponneso, inerenti a scene di caccia - sarebbero divenute canoniche in epoca micenea e pertanto ereditate dai poemi omerici. Le altre, invece, si sarebbero aggiunte solo in epoca arcaica, in quanto denotano un diverso atteggiamento da parte dell'eroe e una differente concezione del suo ruolo: si tratta, infatti, di fatiche affrontate consapevolmente in difesa dell'umanità in qualità di alexikakos. Esistono, comunque, parecchie voci discordi a proposito dell'origine micenea del culto di Eracle: il Delcourt , ad esempio, che si basa sulle attestazioni del culto dell'eroe principalmente in Attica, dove risulta essere piuttosto tardo - solo dell'epoca arcaica, o, comunque, non vi è attestata una continuità con il passato miceneo. Il culto di Eracle in queste regioni, sembra, infatti, essere apparso solo con la diffusione la leggenda di Teseo, che avrebbe condotto con sé in Attica l'amico Eracle dopo che costui, accecato dall'ira, aveva proceduto all'uccisione della moglie e dei figli . |
"Ercole Farnese" - 320 a. C. |
Ad avvalorare questa teoria viene anche l'aiuto della filologia : l'analisi dei nomi degli eroi ha indotto alcuni studiosi ad intendere i di eroi in -eus come appartenenti allo strato più antico e quindi pre-greco. Se ciò è vero per alcuni eroi minori come Tideo, Neleo e Salmoneo, è pure possibile che tale schema di formazione onomastica potrebbe avere avuto effetto anche in tempi più recenti. Obbedendo a questo principio, il nome di Eracle, chiaramente greco, dovrebbe far pensare ed un'epoca più vicina a noi, ma tale ipotesi sembra improbabile alla maggior parte degli studiosi: troppi appaiono gli elementi 'antichi' delle vicende e del culto dell'eroe tebano per poterlo considerare di epoca tardo-arcaica.
Il Burkert, infatti, ha ipotizzato un'origine addirittura più antica di quella micenea proposta dal Nillson: ha rinvenuto tracce della figura eroica di Eracle presso altri popoli indoeuropei dell'Oriente. Ancora prima che in Grecia, infatti, testimonianze di imprese molto simili a quelle dell'Eracle greco compaiono nel Vicino Oriente: il Levy attesta che in Mesopotamia, a circa cinque miglia a nord-est di Baghdad, su un'altura irregolare denominata Tell Asmar, tra le rovine dell'antica città di Eshnunna, furono rinvenuti negli anni trenta un certo numero di sigilli a cilindro, databili alla metà del terzo millennio a. C. Tra le varie testimonianze iconografiche emerge l'immagine di un eroe impegnato nella lotta con un mostro dalle fattezze serpentine molto simile all'Idra di Lerna della leggenda greca. L'eroe è raffigurato di fronte al mostro e tiene in entrambe le mani due delle sue teste appena staccate. Il fregio di scorpioni che circonda la scena ricorda in maniera impressionante il granchio che, secondo il mito greco, avrebbe punto Eracle impegnato nella lotta con l'Idra. Un secondo cilindro raffigura, invece, un personaggio vestito di pelle leonina, clava ed arco che sembra impegnato nella "liberazione del dio Sole dal suo Sepolcro - Montagna". Tale impresa richiama alla mente un'altra impresa altrettanto famosa di Eracle: la liberazione di Prometeo dai ceppi, a cui lo aveva incatenato Zeus come punizione per il ratto del fuoco compiuto dal titano. Questo personaggio dei sigilli accadici è stato identificato con il dio sumerico della vegetazione dal nome Ninurta. Costui, secondo la mitologia mesopotamica è l'uccisore di una serie di mostri ed è figlio di Enlil, il dio-Tempesta, che corrisponde allo Zeus greco.
Nel
VII secolo in questa stessa regione nell'epica babilonese della creazione
appare un altro personaggio analogo dal nome Marduk , che uccide dodici mostri
proprio come Eracle nell'epica greca è ricordato come l'eroe delle
dodici fatiche. Altre affinità si
possono rinvenire con l'eroe babilonese Gilgamesh : la fatica che conduce
Eracle alla conquista dei pomi delle Esperidi
- intesi come il frutto della vita eterna - è messa in relazione
con la ricerca da parte del suo corrispettivo orientale della pianta dell'immortalità.
Con la conquista dell'immortalità, il passaggio di Eracle dalla dimensione
eroica a quella divina è molto breve.