Omero

In quasi tutti i versi in cui Omero cita Eracle (nell'Iliade), non esprime il nome proprio dell'eroe ma usa l'espressione "la forza di Eracle",con la formula b…h `Hraklhe…h, anche in contesti in cui il connotato essenziale dell'eroe non è certo individuabile nella forza fisica.

Il XI 690 ss.: Parla Nestore a Patroclo, raccontando delle guerre della sua gioventù. Eracle era stato anche per Pilo, patria del cavaliere Gerenio, il più temibile degli avversari, tanto da uccidere i migliori guerrieri della sua generazione.

ci aveva già malmenato, venendo, la forza di Eracle,
negli anni passati, ed erano stati uccisi i migliori.
Dodici figli eravamo di Neleo senza macchia,
e d'essi io solo rimasi; tutti gli altri perirono.

Il II 657 ss: e 664 ss.: nell'ampio resoconto comunemente noto come "catalogo delle navi" che occupa il secondo libro, Omero si perde nel ricordo di storie genealogiche delle principali case regnanti della Grecia eroica, recuperando origine divine e semidivine per i suoi eroi. Nel raccontare dell'eroe Tlepolemo di Rodi sostiene che è figlio di Eracle. Anche in questo luogo il poeta adopera l'espressione b…h `Hraklhe…h che non è giustificabile in un contesto genealogico. Risulta quindi evidente che Omero ha una concezione della figura eroica di Eracle prevalentemente legata alla forza fisica

...su questi (i Rodii)regnava Tlepolemo buono con l'asta,

che Astiochea generò alla possanza d'Eracle...

(Tlepolemo) presto costruì navi, e raccolto un esercito grande,
andò fuggendo in mare; ché lo minacciavano gli altri
figlioli e nipoti della possanza d'Eracle.

Il V 638 ss.: Tlepolemo, eroe figlio di Eracle, ha ingaggiato un duello con Sarpedone di Lidia, figlio di Zeus. Durante il combattimento disprezza l'avversario ritenendolo poco potente rispetto al padre, anch'egli prole di Zeus, ma a suo dire di tutt'altra forza.

Quanta invece fu, dicono, la possanza di Eracle,
il padre mio, audace consiglio, cuor di leone! (...)

Il XV 638 ss.: ci troviamo in una scena di battaglia. Il poeta racconta le gesta degli eroi principali e sofferma il suo sguardo su Ettore, che uccide Perifete figlio di Copreo, nunzio di euristeo presso Eracle, citato anche in questo caso per la sua possanz afisica, che, è evidente, in questo contesto non appare aver un ruolo significativo.

...ma Ettore uccise Perifete soltanto, un miceneo,
di Copreo caro figlio, che del sire Euristeo,
usava andar nunzio alla potenza di Eracle.

Il XIX 98 ss.: è il passo gustoso in cui si racconto dell'inganno che Era tesse alle spalle di Zeus a proposito della nascita di Eracle ed Euristeo. Il padre degli dei, quando ormai è prossima la nascita del suo rampollo, emana un decreto dinanzi a tutti gli dei: il mortale che, erede della stirpe di Zeus, nei giorni successivi sarebbe venuto alla luce, avrebbe governato su tutti gli uomini. Il riferimento ad Eracle è chiaro. Era, però, per vendicarsi del tradimento dello sposo divino, escogita un inganno: trattiene le doglie dell'ignara Alcmena e fa partorire la moglie di Stenelo, figlio di Perseo, anch'egli nato dalla stirpe di Zeus: viene al mondo così Euristeo, che per profezia e per l'inganno di Era diviene il re di Argo e anche Eracle, nato dopo di lui, sarà asservito al suo potere. Anche in questo caso, nonostante si aprli di Eracle neonato, Omero parla di "forza d'Eracle". Infatti a proposito dell'inganno dice:

Era che è femmina ingannò (Zeus) con astuzia
il giorno in cui Alcmena stava per partorire
in Tebe, la ben coronata di mura, la forza di Eracle.

Nell'Odissea la figura di Eracle appare di meno: minori, infatti sono i riferimenti ai tempi delle generazioni passate. Non appare più l'espressione b…h `Hraklhe…h cara ai versi dell'Iliade, ma compare il nome proprio dell'eroe. Il connotato principale dell'eroe rimane comunque la forza fisica.

Od VIII 224 s.: in questo passo è presente un ennesimo, analogo riferimento alla potenza guerresca di Eracle come esempio della potenza delle generazioni del passato rispetto a quelle del presente:

Con gli uomini antichi, no, non vorrei mai misurarmi,
non certo con Eracle, Eurito Ecalieo...  

Od XX1 25 ss: anche questi versi esprimono una figura di Eracle come figura dedita alla violenza brutale (il brano racconta dell'arrivo dell'eroe a casa di Eurito, della cui uccisione si macchiò):

Quando arrivò a casa il figlio di Zeus, prepotente
Eracle eroe, maestro d'imprese grandissime;
il quale l'uccise pur essendo suo ospite, nel suo palazzo...

E in Omero Eracle è considerato un eroe o già una figura divina? Interessante è confrontare questi due passi:

Il. XVIII 117-9 : tali versi aprono un problema serio. In essi si fa esplicito riferimento alla morte dell'eroe, senza accennare all'apoteosi cara alla tradizione più tarda.

Nemmeno la forza d'Eracle potè sfuggire la Chera,
eppure era carissimo al sire Cronide;
ma lo domò il destino e l'ira cruda di Era.

Od XI 601 ss. : è una scena della Nekyia, la discesa agli Inferi compiuta da Odisseo per interrrogare il vate Tiresia nel tentativo di avere indicazioni per il prosieguo del suo viaggio. Il canto, profondamente interpolato di interi brevi episodi, racconta in form catalogica dell'incontro del protagonista con molti degli eroi del mito e dei combattenti periti nella guerra di Troia o durante il ritorno. Tra i guerrieri non poteva mancare anche il più grande di tutti i tempi, per l'appunto Eracle:

E poi conobbi la grande forza di Eracle,
ma la parvenza (e‡dwlon) sola: lui tra i numi immortali
gode banchetto, possiede Ebe caviglia bella,
figlia del gran Zeus e di Era sandali d'oro.

Il verso 602 è considerato autentico da alcuni studiosi, interpolato da altri: se fosse autentico, l'apoteosi di Eracle e il suo ingresso nel consesso divino sarebbero noti fin dall'età omerica; al contrario tale verso sarebbe la testimonianza di una leggenda nata in età più tarda, a cui si è cercato di conferire credibilità interpolando un passo dell'illustre Omero.